Due

Non son mai stata una da trash tv. Guess what, continuo a non esserlo, grazie al cielo. Mainstream, non mi avrai mai. Che poi il confine tra trash, pop (nel senso di popolare, o forse popolano), diffusamente informativo e di massa è sottile. Di tempo per interrogarmene ne avrei, ma francamente me ne infischio, come diceva qualcuno, e con benevolenza mi concedo di vegetare a fine giornata sul divano, con un occhio al televisore – uno dei tanti programmi/gara di cucina, il meno peggio – ed uno no.

Con la famosa coda, però, lo vedo. Un movimento rapido, un altro ancora, dall’altro lato della strada. Non ho chiuso le persiane (avrei dovuto), e nel palazzo di fronte chi ha una luce accesa in stanza nasconder non si può. Ma forse ho sbagliato, visto male, è l’imbrunire, sono stanca. E invece no. Riappare, all’improvviso, posseduta da un bizzoso fuoco sacro, chiaramente devota a qualche divinità misconosciuta e capricciosa. E invece no. Mi sa di no. Temo di no. Sta ballando. Da sola, sguaiatamente, fa avanti e indietro dal corridoio, ogni tanto rientra, la coda di cavallo che sbatacchia qua e là, ridacchia, forse canta, non è chiaro. Mi chiedo con timore se mi metterò a ballare pure io. Unlikely, Regina. Unlikely.